Magari questo post -dopo un cataclisma mondiale tipo guerra, invasione degli ufo o il Cagliari che vince lo scudetto- si salverà miracolosamente, e uno dei sopravvissuti la leggerà.
Bene, chi dovesse leggere questo post nel futuro sappia che la parola berlusconi non significa due grossi berluschi,

ma è il cognome di un tizio che governò l’Italia per parecchi anni.
Fece delle cose, adesso non stiamo ad entrare nel merito, ma soprattutto si dedicò all'autocelebrazione. Invano.
Aveva tanta gente che lo ossequiava, è vero, ma lui sapeva, era abbastanza sveglio da rendersene conto, che la stima di chi lo stimava non serviva: quelli che scrivevano libri, facevano film, dirigevano orchestre o scoprivano nuove terapie lo consideravano un coglione.
Se il suo scopo era essere menzionato nei libri di storia questa non era la gente giusta, con estimatori di questo tipo poteva al massimo ambire alla tradizione orale. Nel senso delle barzellette.
Certo deve far piacere vedere la folla che impazzisce per te, le donne che svengono, gli uomini che strepitano, la gente che calpesta i propri figli pur di farsi fare una foto con te, ma se poi giri l’angolo e vedi che fanno la stessa cosa con i Pooh!...

Non c’è da stupirsi. Se per avere l’ammirazione della gente usi le barzellette volgari avrai l’ammirazione della gente che va pazza per le barzellette volgari.
Egli era spaventosamente infelice: infatti uno felice non si sarebbe incazzato alla minima critica, non avrebbe cercato a tutti i costi l’approvazione degli altri e, soprattutto, non avrebbe sorriso come uno che si è fatto tutta la tangenziale con la faccia fuori dal finestrino.
Chi non ha raggiunto tali vette di autostima e solitudine non può capire quanto ci si possa sentire infelici.
Non era l’infelicità del conto in rosso o dello stress da lavoro sottopagato, in confronto queste sono stupidaggini, era l’infelicità definitiva e senza rimedio di chi desiderava essere dio e capiva di essere solo... berlusconi.

Vorrei cambiare il mondo, ma ho perso lo scontrino...